Esclusione delle donne dai luoghi sacri: una pratica ancora presente nel Giappone moderno

Nonostante i progressi nell’affermazione dei diritti delle donne e l’avanzamento verso la parità di genere in molte parti del mondo, vi sono ancora sfide significative che persistono, soprattutto nelle sfere religiose e culturali. Una di queste sfide è rappresentata dall’esclusione delle donne da luoghi sacri, una pratica che, purtroppo, continua a essere presente anche nel Giappone moderno.

Le radici di questa pratica risalgono al lontano X secolo, quando alle donne fu vietato l’accesso a luoghi sacri, motivato dalla percezione di impurità associata a mestruazioni e parti. Questo divieto fu ulteriormente giustificato dal concetto buddista che le donne potessero disturbare il percorso degli uomini verso il distacco dai desideri mondani.

Nonostante il divieto ufficiale fosse stato revocato nel 1872 durante il periodo Meiji, molte delle pratiche di esclusione persistono ancora oggi. Le donne giapponesi affrontano discriminazioni come l’esclusione da montagne sacre, templi, santuari e festival. Queste restrizioni, sebbene formalmente non supportate dalla legge, sono ancora mantenute da alcune comunità e istituzioni.

Una particolarità di questa situazione è che, sebbene molte delle pratiche di esclusione siano radicate nella storia e nella tradizione, molte altre sono state create in tempi moderni o sono state romanticizzate. Alcuni siti storici, nonostante la loro storia di esclusione femminile, vengono promossi per il turismo, senza affrontare adeguatamente la loro eredità discriminatoria.

Inoltre, le decisioni sull’esclusione delle donne da luoghi religiosi sono storicamente prese da uomini, e il dibattito su questo argomento è ancora dominato da una prospettiva maschile. Questo solleva importanti questioni riguardo a chi ha il potere di decidere se continuare a escludere le donne o meno.

In un’epoca in cui la parità di genere è un obiettivo universale, è fondamentale mettere in discussione e affrontare queste pratiche discriminatorie e assicurare che tutti abbiano pari accesso ai luoghi sacri e alle pratiche religiose, indipendentemente dal genere.

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