Le elezioni giapponesi del 20 luglio hanno sancito la perdita definitiva della maggioranza da parte del governo in entrambe le Camere, aprendo la strada a forze di opposizione in costante crescita negli ultimi anni. La coalizione di governo formata dal Partito Liberal Democratico e dal Komeitō non è riuscita a raggiungere la soglia dei 50 seggi necessari per mantenere la maggioranza al Senato, fermandosi a 47. Un risultato che conferma la tendenza negativa già emersa alle precedenti elezioni della Camera bassa e che segna una crescente sfiducia nell’attuale esecutivo.
Alla luce dei risultati elettorali del 20 luglio 2025, per il Giappone si prospetta una possibile nuova fase del cosiddetto “Parlamento diviso” (ねじれ国会 nejire kokkai), con una maggioranza divisa tra le due Camere che rischia di rallentare l’attività legislativa e aumentare la pressione sul governo Ishiba.
Il sistema elettorale giapponese
Il 20 luglio 2025 si sono tenute le elezioni per la Camera dei Consiglieri (参議院 Sangiin), uno dei due rami che compongono la Dieta Nazionale del Giappone insieme alla Camera dei Rappresentanti (衆議院 Shūgiin).
I membri della Camera dei Consiglieri, eletti tra i cittadini con più di 30 anni, restano in carica per sei anni. Tuttavia, per garantire un ricambio costante, ogni tre anni si vota per rinnovarne la metà. Un meccanismo diverso da quello previsto per la Camera dei Rappresentanti, dove i deputati – eletti tra i cittadini dai 25 anni in su – restano in carica per quattro anni, senza turnazione.
Una particolarità interessante del sistema elettorale giapponese è la doppia modalità di attribuzione dei seggi: una parte è assegnata su base nazionale con un sistema proporzionale, mentre l’altra viene ripartita tra liste locali in ciascuna delle 47 prefetture.
Inoltre, gli elettori giapponesi esprimono due voti distinti: uno per un partito e uno per un candidato, che non devono necessariamente appartenere allo stesso schieramento.
Tra i temi principali di queste elezioni spiccano la gestione dell’aumento del costo della vita e lo slogan xenofobo “Japanese First”, promosso soprattutto dal partito Sanseito. I sostenitori di questa linea (日本人ファースト Nihonjin Fāsuto) sostengono che il governo stia privilegiando lavoratori stranieri e studenti internazionali, trascurando i cittadini giapponesi.
Anche l’inflazione e il deprezzamento dello yen sono stati al centro del dibattito. I partiti di maggioranza, come il Partito Liberal Democratico (自民党 Jimintō) e il Kōmeitō (公明党), hanno puntato su politiche di sussidi, promettendo aiuti economici per far fronte all’aumento dei prezzi – in particolare del riso, una delle risorse simbolo del Paese.
I partiti di opposizione, come il Partito Democratico per il Popolo (国民民主党 Kokumin Minshutō), hanno invece proposto un taglio delle tasse, ritenendo che alleggerire la pressione fiscale sia la via più efficace per contrastare le difficoltà economiche attuali.
In sintesi, questo risultato segna una svolta per la politica giapponese, con il Primo Ministro Ishiba che perde la maggioranza anche nella Camera Alta, aprendo la strada a una fase di instabilità politica e a possibili difficoltà nel portare avanti l’agenda di governo.
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