Tra le radici dell’amore giapponese per i fiori di ciliegio, spicca la figura poco nota ma straordinariamente influente di Sasabe Shintaro, un uomo che ha dedicato la propria vita a preservare e valorizzare la bellezza dei sakura. Nato nel 1887 a Dojima, oggi parte del quartiere Kita di Osaka, Sasabe era il secondogenito di un facoltoso proprietario terriero. Rimasto orfano di madre appena un anno dopo la sua nascita, venne cresciuto dal padre Asakichi, la cui influenza avrebbe segnato profondamente tutta la sua vita.
La formazione di Sasabe fu quella tipica di un giovane dell’élite dell’epoca: scuole prestigiose e il successivo ingresso all’Università Imperiale di Tokyo (oggi Università di Tokyo), dove si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, per poi specializzarsi in scienze politiche. Tuttavia, Sasabe presto si rese conto di non poter proseguire su questo cammino per la sua mancanza di passione in merito. Privo di uno scopo, fu il ricordo delle parole del padre — “Sii una persona che realizza qualcosa di significativo nella vita” — a spingerlo a cercarne un altro. E questo scopo, Sasabe lo trovò proprio nei fiori di ciliegio.
Ancora studente, iniziò a fotografare e a osservare i ciliegi nei parchi, nelle campagne e nei giardini, giorno dopo giorno. Fu un professore di economia, Wadagaki Kenzō, a notare la sua dedizione e a incoraggiarlo a diventare il miglior esperto di sakura. Questo sprone fu decisivo: da quel momento, Sasabe si dedicò completamente alla botanica, lasciandosi alle spalle le scienze politiche.
Dopo la laurea, nel 1912, ereditò dal fratello Eitarō un appezzamento montano a Takedao, nella città di Takarazuka (Prefettura di Hyogo). Qui, negli anni Venti, fondò il bosco sperimentale Ekiraku Sansō, un vero e proprio laboratorio all’aperto dove iniziò le sue ricerche sistematiche. Il suo obiettivo? Salvare la biodiversità dei ciliegi giapponesi, minacciata dalla diffusione di una sola varietà: la Someiyoshino. Questa specie, creata artificialmente in epoca moderna, aveva quasi soppiantato le varietà autoctone e selvatiche.
Per salvaguardare i ciliegi antichi, Sasabe studiò ogni aspetto della loro coltivazione: dalla semina all’innesto, dall’uso di fertilizzanti alla cura del terreno. Non piantava solo gli alberi, ma conduceva ricerche accurate, portando avanti la sua ambizione di salvaguardare un patrimonio naturale e culturale unico.
Nel tempo, le sue competenze attirarono l’attenzione di istituzioni e cittadini. Durante la Seconda guerra mondiale, la scarsità di risorse rese difficile il mantenimento dei ciliegi, ma nel dopoguerra Sasabe tornò attivo. Collaborò con la città di Nishinomiya per ripopolare di sakura le aree di Manchidani e Kabutoyama, oggi celebri per le loro fioriture.
Uno dei suoi progetti più noti fu il trapianto degli alberi di ciliegio Shōgawa-zakura, due maestosi esemplari ultracentenari salvati nel 1960 dalle acque del futuro bacino della diga di Miboro, nella città di Takayama. Fu il presidente della J-POWER, Takasaki Tatsunosuke, ad affidare questa impresa a Sasabe e a richiedere anche l’impegno di mezzi pesanti per il delicato spostamento degli alberi. Inizialmente si pensava ci fosse un solo albero da salvare, ma Sasabe ne individuò un secondo durante le sue ricerche sul campo. L’operazione richiese 40 giorni e fu un successo: entrambi gli alberi attecchirono e ancora oggi fioriscono, diventando un simbolo di memoria degli abitanti del villaggio sommerso.
Ma Sasabe non si fermò qui. Nel 1962, a 75 anni, decise di erigere un monumento di gratitudine ai ciliegi — lo Shō-ō Monument — sul monte Yoshino, vicino al tempio Chikurin-in, in segno di rispetto per tutti gli alberi abbattuti per essere impiegati in altri usi, come la fabbricazione di tamburi o blocchi da stampa. Finanziò personalmente l’acquisto della pietra e coinvolse amici di lunga data nel progetto. Il monumento è visitabile ancora oggi, tra i sentieri silenziosi di uno dei luoghi più iconici della fioritura giapponese.
Sasabe Shintaro ci ha lasciato molto più di semplici alberi. Ci ha donato un esempio di devozione, una testimonianza vivente dell’equilibrio e della collaborazione tra uomo e natura. Ma ci ha lasciato anche una lezione: la bellezza, se curata con amore, può diventare eterna.
Torna alla pagina precedente
