L’era moderna è segnata da un flusso costante di viaggiatori che attraversano il mondo. Alcuni Paesi, più di altri, vivono questo fenomeno in modo intenso, grazie al loro straordinario patrimonio artistico e culturale.
Se da un lato il turismo rappresenta una chiave di crescita economica e un mezzo per far conoscere la propria identità ai cittadini stranieri, dall’altro espone i territori a gravi rischi: inquinamento ambientale, caos acustico e perdita di autenticità.
A questi si aggiunge, purtroppo, l’inciviltà di chi tratta i monumenti come semplici sfondi per selfie o aree di sosta: si mangia, si beve, si lascia un segno, a volte letteralmente inciso nella pietra. Un comportamento che ferisce luoghi nati per essere ammirati e rispettati.
A questo si aggiunge, non di rado, l’inciviltà dei vandali che usano i monumenti come aree di servizio per consumare cibi e bevande, fare selfie o espletare i propri bisogni.
C’è anche chi decide di essere parte integrante di un monumento, oppure lasciare la propria firma attraverso un’incisione.
Questa piaga colpisce in modo particolare Italia e Giappone. Il Belpaese è molto esposto a queste problematiche, dato che custodisce i tre quarti del patrimonio artistico mondiale.
Città come Roma, Firenze, Venezia e molte altre sono vere e proprie miniere di storia e capolavori artistici.
Ogni giorno l’afflusso è sempre più opprimente, con notizie di danneggiamenti a statue o tuffi all’interno di fontane, come quella di Trevi. Vi sono anche ponti messi a dura prova dall’eccessiva calca quotidiana: è il caso di quello di Rialto a Venezia, il più antico della città lagunare.
Costruito alla fine del 1500, per anni è stato il fulcro dell’economia mercantile della città.
Qui, come in altre zone interessate, una delle cause è il turismo low cost online, che unito all’attività di promozione fatta sulle piattaforme social da alcuni influencer amplifica il problema.
Esempio emblematico in questo senso è la città di Roccaraso, presa d’assalto per la presenza e la promozione della TikToker napoletana Rita De Crescenzo.
In molte zone sono state adottate misure di contrasto e contenimento: Roma e Firenze hanno introdotto l’arresto per i reati più gravi e inasprito sensibilmente le pene pecuniarie (fino ai 100.000 euro).
A Venezia, invece, è entrata in vigore una tassa di 10 euro per i visitatori giornalieri.
Napoli e Milano hanno aumentato la tassa di soggiorno.
Tra le altre misure future si discute del numero chiuso per alcuni luoghi e di un turismo più forte nel periodo di bassa stagione.
Inoltre, si punta a promuovere la scoperta di aree meno conosciute, come i borghi italiani dei piccoli paesi.
In Giappone, il problema dell’overtourism si è intensificato a partire dal 2022, con la fine del COVID-19.
Ad essere particolarmente colpito è il “triangolo” Tokyo–Kyoto–Osaka.
In generale si è passati dai 9,4 milioni di turisti del 2010 agli oltre 36 milioni dello scorso anno.
Le cause sono sia globali (crescita del reddito, facilità di prenotazione online) sia specifiche (rimozione delle restrizioni sui visti, debolezza dello yen).
Le conseguenze di questa invasione sono la pressione sulle infrastrutture e la minore qualità dell’esperienza turistica per i residenti.
Questo aspetto è molto critico nelle città ricche di templi, dove il silenzio e la pace vengono messi a dura prova dall’eccessivo numero di visitatori.
Italia e Giappone stanno cooperando per trovare soluzioni, come dimostra la conferenza congiunta del luglio 2025 a Osaka.
Al centro della discussione: la gestione dei flussi, con particolare attenzione alla sostenibilità.
Tra le nuove idee c’è quella degli affitti brevi, unita alla valorizzazione del turismo enogastronomico.
L’obiettivo è bilanciare l’afflusso sul territorio e far riscoprire le zone rurali.
In conclusione, entrambe le nazioni sono attive nel creare un turismo in cui si rispettino la natura e i propri compagni di viaggio, per vivere al meglio l’esperienza individuale e collettiva.
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