A Tokyo si testa il modello Airec.
L’acronimo sta per Ai Driven Robot for Embrace and Care.
Si tratta di un prototipo umanoide sviluppato come aiuto per anziani non autosufficienti e disabili.
Pesa 149 chilogrammi ,ed è controllabile attraverso la tecnologia motion-capture per migliorare la velocità e la precisione del movimento.
Promotore del progetto è la Waseda University.
I primi risultati si sono rivelati piuttosto promettenti, con i robot capaci di far cambiare posizione a persone costrette a letto.
In tal modo ,si possono prevenire dolori posturali e piaghe da decubito. Inoltre, è provvisto di un software con intelligenza artificiale che permette di interagire verbalmente , grazie ad un ricco database con più di 10.000 frasi.
Questo permetterà alle persone affette da disabilità di combattere la propria solitudine.
Il capo tecnico del progetto ,il professore Shigeki Sugano ha spiegato, in un’intervista rilasciata alla Reuters da dove ha partorito l’idea. La motivazione principale è il rapido invecchiamento della società, combinato con un calo drastico delle nascite.
Inoltre da queste dichiarazioni è emersa anche la necessità di arginare la forte diminuzione di personale infermieristico. Dunque, è impellente l’esigenza di soluzioni alternative per sopperire ad una carenza importante di questa figura professionale.
Non è da escludere un futuro uso nel campo dell’assistenza medica.
Nonostante questo ci sono ancora molti aspetti che vanno perfezionati.
Primo fra tutti, l’incapacità robotica di adattarsi agli imprevisti.
Ecco perché si sta lavorando a modelli implementati da reti neurali profonde ,per poter gestire situazioni non codificate e renderli unici rispetto a quelli caratterizzati da movimenti predefiniti.
Così avranno una capacità percettiva più acuta ed una maggiore pianificazione del movimento.
I ricercatori stanno anche mettendo a punto sistemi per il giusto controllo della forza da applicare,per non creare danni ai propri “assistiti”.
Una maggiore sicurezza si vuole raggiungere costruendo un chip che consenta alle macchine di scegliere la giusta pressione da applicare in maniera “autonoma”. Il modello di riferimento è Torobo, umanoide ,prodotto dalla Tokyo Robotic Inc.
Esso è fornito di sensori Somatosensoriali ed ottici, oltre ad un sistema per regolare la rigidità delle articolazioni. Tutto questo è possibile grazie ad un sistema di controllo avanzato.
Obbiettivo primario è arrivare ad una sincronizzazione simultanea tra operatore umano e robot per giungere ad un movimento istantaneo, flessibile ed efficace. I ricercatori spiegano che la tecnica utilizzata è quella che prevede la “fusione” tra circuiti robotici e reti neuronali, per trasformare il controller del robot in qualcosa da comandare anche a distanza.
Si stima che il progetto possa richiedere un biennio per essere completato. Entro il 2030 si punta ad un uso all’interno delle sale operatorie in maniera capillare. Questo ridurrebbe notevolmente imprevisti e rischi durante l’esecuzione di interventi chirurgici.
Altre strutture interessate potranno essere quelle d’assistenza per anziani e disabili.
Il prezzo di ogni esemplare potrebbe però essere un ostacolo per i cittadini comuni, dato che ognuno dovrebbe costare almeno 67.000 euro.
Nel prossimo futuro, dunque potremmo dover fare i conti con una progressiva “invasione” dei robot.
A differenza però ,di quanto narrato in alcuni film non dovremmo difenderci per evitare di essere schiavizzati , ma “convivere” insieme per dare un valore maggiore alla nostra umanità non considerandoli semplicemente macchine, ma nuovi amici.
Torna alla pagina precedente
