Il fenomeno dei ragazzi in “disparte”, nato in Giappone negli anni 90′ si sta diffondendo ovunque, anche in Italia.
Al contrario di quello che si può pensare, anche gli adulti ne sono colpiti.
Le cause possono essere molteplici dai conflitti con i genitori ai problemi sociali ed economici.
Si tratta dunque di un effetto collaterale della digitalizzazione che perde la sua funzione di interconnettere con il mondo ed acquisisce la funzione di unico rifugio dal pericolo di non essere accettati dagli altri, o peggio essere bullizzati.
Nel nostro paese, le vittime di questa sindrome sono circa 100.000. La fascia d’età più colpita è quella tra i 15 ed i 34 anni. Di solito a soffrirne maggiormente sono i ragazzi. Le persone colpite sviluppano depressione acuta e frequenti attacchi di panico, dovuti ad una profonda ansia.
Quando si manifesta nelle forme più gravi,la persona oltre a rifiutare di uscire dalla propria stanza è incapace di lasciare il proprio dispositivo (PC, Tablet o telefono) anche solo per pochi attimi.
Le difficoltà si spostano anche sul piano lavorativo con l’incapacità di mantenere una professione, quando si riesce a trovarne una.
Dunque gli strumenti dell’innovazione tecnologica possono essere molto preziosi,a patto che l’essere umano ne sia un fruitore responsabile non diventandone schiavo.
[Foto fonte Wikipedia]
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