20 Luglio 2026

Ramune, simbolo effervescente dell’estate giapponese

Silvia Cardoni

Silvia Cardoni

Vive a Tokyo ed è laureata in Lingue Europee. Si dedica alla fotografia e al video editing, guidata da un autentico amore per l’arte, la storia e le culture del mondo. Per lei, una giornata ben vissuta è fatta di occasioni per imparare, esplorare e creare connessioni autentiche.

Tra i simboli dell’estate giapponese, la ramune occupa un posto a sé. Non tanto per il gusto — un lemon-lime dolce, simile alla cider giapponese — ma per il suo contenitore: una bottiglia di vetro sigillata da una biglia. Apparentemente un semplice soft drink, la ramune è in realtà il risultato di un incontro tra innovazione britannica, spirito commerciale del periodo Meiji e cultura pop giapponese.

Una bibita importata nel Giappone che si apriva al mondo

Nel 1884, il farmacista scozzese Alexander Cameron Sim, trasferitosi a Kobe, introdusse in Giappone una limonata frizzante di ispirazione occidentale. All’epoca, le bevande gassate erano promosse anche per i loro presunti benefici contro il colera. Dopo un articolo sul Tokyo Mainichi Shimbun, la “marble soda” — così chiamata per via della biglia nella bottiglia — iniziò a diffondersi.

Il nome “ramune” è una traslitterazione giapponese di lemonade. Non si trattava di un marchio, ma di una categoria di prodotto che nel tempo si è affermata come parte della cultura estiva giapponese.

Il design: la bottiglia di Codd

La particolarità della ramune sta nel suo contenitore: la bottiglia Codd, inventata dall’inglese Hiram Codd nel 1872. Il vetro spesso e la biglia incastrata nel collo della bottiglia creano una chiusura ermetica grazie alla pressione del gas interno. Per aprirla, è necessario spingere la biglia verso il basso con una piccola leva in plastica.

Questo sistema, scomodo e costoso da produrre, è stato abbandonato in quasi tutto il mondo — tranne in Giappone e India. In Giappone, la bottiglia Codd è diventata parte integrante dell’identità della ramune.

Ramune nei festival estivi

Negli anni successivi, la ramune si è affermata come bevanda da matsuri. Oggi è venduta in bancarelle mobili, festival scolastici, supermercati e combini, soprattutto nei mesi più caldi. L’estetica della bottiglia, spesso accompagnata da grafiche kawaii o collaborazioni con personaggi noti (come Hello Kitty), ne ha rafforzato il legame con l’infanzia e l’estate.

Gusti, varianti e sperimentazioni

Il gusto originale, ancora oggi il più venduto, ricorda una soda al limone e lime. Tuttavia, la ramune è nota anche per le sue varianti stagionali o eccentriche: dai classici come melone, uva e lychee, a edizioni limitate al gusto wasabi, takoyaki o clam chowder.

Questa sperimentazione ha alimentato l’interesse per la bevanda anche tra appassionati di cultura pop, collezionisti e turisti.

La bottiglia con la biglia è presente anche in numerosi anime, manga e videogiochi, spesso associata a scene estive o infanzia. È anche comparsa come metafora in titoli come Chitose Is in the Ramune Bottle, a conferma della sua valenza simbolica

Oggi

Oggi ramune è considerata un prodotto nostalgico ma attuale, che continua a essere riproposto in nuove versioni, packaging e campagne. La bottiglia, in particolare, è stata recentemente al centro di un progetto di restauro: nel 2025 verrà lanciata una versione “HATA PREMIUM” completamente in vetro, con tappo in legno, pensata per riproporre l’esperienza originale della ramune pre-industriale.

In un panorama di bevande sempre più standardizzato, la ramune resta una delle bibite giapponesi che coniuga memoria storica, design distintivo e identità culturale.

[Fonte della foto: Kelly Loves]

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