19 Luglio 2026

Arnaldo Pomodoro: quando la scultura italiana parla alla sensibilità nipponica

Giorgia Cardoni

Giorgia Cardoni

Autrice e scrittrice, ama raccontare ciò che accade dietro le quinte della realtà: storie che ispirano, emozionano e stimolano il pensiero critico. Con uno stile diretto e curioso, esplora temi che spaziano dalla cultura contemporanea alla vita sociale, cercando sempre di costruire un ponte tra informazione e passione.

Il 22 giugno 2025, alla vigilia dei suoi 99 anni, si è spento a Milano uno dei più grandi scultori contemporanei italiani: Arnaldo Pomodoro. Nato nel 1926 a Morciano di Romagna, Pomodoro ha segnato l’arte del Novecento con opere monumentali e riconoscibili, capaci di evocare meccanismi interni, memorie antiche e visioni futuristiche. La sua firma inconfondibile – le celebri sfere di bronzo che si “spaccano”, rivelando l’intricata complessità nascosta sotto una superficie lucida e levigata – è diventata simbolo di un’arte capace di raccontare l’ordine e il caos, la perfezione formale e il disordine interiore.

La sua arte ha lasciato un segno in tutto il mondo, e anche in Giappone ha trovato spazio, attenzione e riconoscimenti, diventando parte del paesaggio culturale e artistico del Paese.

Nel 1990, Pomodoro ricevette il prestigioso Praemium Imperiale per la Scultura, assegnato dalla Japan Art Association: una sorta di “Premio Nobel dell’arte”, che ogni anno riconosce figure eccellenti in cinque categorie artistiche. Questo riconoscimento non fu solo un omaggio internazionale, ma una conferma dell’affinità tra la sensibilità estetica giapponese e l’universo simbolico dell’artista italiano.

Il Giappone non si è però limitato a premiarlo: ha anche accolto diverse sue opere in spazi pubblici e museali, contribuendo a radicare la sua presenza nell’immaginario artistico nipponico.

Una delle sedi più importanti dove è possibile ammirare le sculture di Pomodoro è il Museo all’Aperto di Hakone, uno dei poli d’arte contemporanea più apprezzati del Giappone. Qui è conservata Mole Circolare (1969), un’opera che sembra dialogare perfettamente con la natura circostante e con l’estetica minimalista giapponese, fondata sull’equilibrio tra semplicità e mistero.

Le sue celebri Sphere within Sphere (Sfera con sfera) sono state esposte anche in luoghi pubblici urbani, come a Marunouchi, nel cuore di Tokyo, generando uno straordinario dialogo tra l’ordine ipermoderno della città e la “rottura” interna delle sue sculture.

Le opere di Pomodoro, infatti, riflettono la tensione tra superficie e profondità che tanto affascina la sensibilità giapponese: quella che, sotto la calma apparente, cela complessità, storia e vita pulsante. La sua ricerca artistica – centrata sulla forma geometrica pura (sfere, cilindri, parallelepipedi) – entra in risonanza con la profonda sensibilità giapponese per l’equilibrio delle forme e l’armonia degli spazi.

Pomodoro ha saputo unire la monumentalità occidentale con una spiritualità del vuoto e dell’interno che risuona profondamente con la cultura giapponese. Le sue opere non sono solo oggetti, ma paesaggi da attraversare, enigmi da contemplare, spazi meditativi.

In Giappone, la sua opera ha trovato terreno fertile non per una questione di mercato, ma per una profonda consonanza spirituale ed estetica. In un’epoca in cui le culture tendono a mescolarsi superficialmente, Pomodoro ha saputo parlare a un altro paese e a un altro mondo con autenticità e forza.

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