19 Luglio 2026

Esprimi un desiderio nella notte di Tanabata

Vittoria Necci

Vittoria Necci

Laureata in Scienze della Comunicazione, ha conseguito un Executive Master in Digital Marketing ed E-Commerce Management, si è formata presso la Scuola Holden con il Corso di Giornalismo Narrativo e Inchieste Internazionali. Unisce competenze, esperienza e creatività in progetti che mettono al centro la comunicazione strategica e lo storytelling.

La magia di Tanabata: desideri scritti tra stelle e bambù

“Tempo fa, come ogni anno, cera langolo per scrivere desideri sulle foglie di bambù per la festa di Tanabata. Ognuno scriveva il proprio desiderio come se volesse davvero affidarlo alle stelle, ed era così tenero da vedere. Mi chiedevo cosa avessero scritto e mi sono messa a sbirciare.”

Questo piccolo estratto preso da un blog ci introduce quella che è un po’ la magia di Tanabata, ovvero la consuetudine di scrivere i desideri sperando che si avverino. La festa si ripete annualmente, ma i tanzaku appesi ai rami del bambù ci raccontano ogni volta sogni nuovi: questo perché riflettono le speranze del tempo in cui viviamo.

L’origine della festa e la leggenda delle stelle

Ma qual è davvero l’origine di questa festa? Il termine “Tanabata” (七夜) significa letteralmente “la settima notte”, in riferimento al settimo giorno del settimo mese. A seconda del calendario di riferimento (gregoriano o tradizionale, basato sul ciclo lunare) e delle località in cui viene celebrata, può cadere il 7 luglio (secondo il calendario gregoriano, data ormai fissa) oppure ad agosto. Nel 2025, seguendo il calendario lunare, il festival delle stelle verrà festeggiato tra il 6 e l’8 agosto, come avviene nel celebre Tanabata di Sendai.

La leggenda, dal finale dolceamaro, affonda le sue radici nella tradizione cinese. Diverse composizioni poetiche giapponesi riguardanti questo racconto sono facilmente rintracciabili a partire dal periodo Nara (710-794).

La storia racconta l’incontro di Orihime e Hikoboshi, che rappresentano rispettivamente le stelle Vega e Altair, separate dalla Via Lattea che, nella leggenda, simboleggia il fiume celeste che divide i due innamorati.

Orihime, figlia del re del cielo, tesseva preziosi abiti lungo la riva. Dedita al suo compito, conduceva una vita in solitudine. Nel suo cuore, però, desiderava l’amore. Per questo, il padre fece in modo che incontrasse Hikoboshi, un mandriano. I due giovani si innamorarono perdutamente, tanto da trascurare i loro doveri. Il re del cielo li separò, ponendoli ognuno su una riva opposta della Via Lattea. Orihime, con il cuore spezzato, pregò il padre di lasciarla ricongiungersi con il suo amato. Impietosito, il re concesse agli innamorati di incontrarsi solo una volta l’anno, il settimo giorno del settimo mese. Per farlo, dovevano attraversare il fiume: vennero in loro soccorso delle gazze che, grazie alle loro ali, crearono un ponte. Tuttavia, si dice che se nella notte di Tanabata dovesse piovere, le gazze non si presenteranno e i due amanti saranno costretti a ritrovarsi l’anno successivo.

Radici rituali e significati profondi

La storia di Orihime e Hikoboshi è solo il volto più noto della festa di Tanabata. Secondo il Rekihaku (Museo Nazionale di Storia e Folclore giapponese), Tanabata deriva da rituali antichi legati all’acqua, alla tessitura e soprattutto alla purificazione.

Queste usanze servivano per propiziare la fertilità dei campi e allontanare le impurità. In questo, avevano un ruolo chiave le “Tanabata-tsume”, giovani ragazze che si ritiravano in capanne presso i fiumi per tessere abiti sacri, purificando simbolicamente le comunità.

Anche la professoressa Takeda Sachiko, dell’università di Osaka, afferma che alla base della festa coesistono elementi popolari e agricoli con componenti religiose. La pratica del decorare i rami di bambù aveva in origine una funzione simbolica: assorbire le impurità, che venivano poi eliminate gettando i rami a fine cerimonia. In molte zone rurali, il rituale includeva anche la pulizia dei pozzi, dei sentieri e dei templi, costituendo un vero e proprio rito comunitario.

Tanabata oggi: tra colori, desideri e connessioni

Questi riti sono arrivati a noi in forme nuove, e oggi incentivano momenti di aggregazione familiare. Durante la festa, ad esempio, i bambini festeggiano cantando “Tanabata-sama”, una canzone che li accompagna mentre decorano i rami di bambù con i tanzaku (短冊), fogli di carta colorati dalla forma rettangolare sui quali trascrivere i propri desideri.

In alcuni casi, i tanzaku vengono fatti galleggiare su un fiume o bruciati, come gli ema (絵馬), le tavolette di legno presso i santuari. Anche la scelta del colore del tanzaku non è casuale:

  • Il blu rappresenta lo sviluppo individuale e l’autonomia;
  • Il rosso richiama sentimenti profondi come amore, riconoscenza e unione familiare;
  • Il giallo esprime armonia e forza dei legami sociali;
  • Il bianco simboleggia l’impegno e la responsabilità personale;
  • Il viola è legato alla conoscenza e alla riflessione.

Desideri nei luoghi e nei non-luoghi

I luoghi dove vengono generalmente esposti i tanzaku sono pubblici: supermercati, uffici, scuole, santuari… ma Tanabata ha saputo trovare spazio anche nei “non-luoghi”. Grazie all’avvento di internet e dei social, che consentono l’anonimato, i desideri hanno trovato una nuova forma di espressione: anonima, ma sempre autentica.

Secondo un sondaggio condotto dal PR Times (una società giapponese che si occupa della distribuzione di comunicati stampa) nel 2023, è possibile osservare come le conseguenze del coronavirus abbiano risvegliato nella Gen Z il desiderio di incontrarsi. A seguito dell’allentamento delle norme anti-Covid, l’uso della mascherina era diventato una scelta individuale e molti giapponesi desideravano tornare a incontrarsi liberamente.

Tra i desideri più condivisi troviamo:

  • “Voglio incontrarti”, che esprime l’augurio di ritrovarsi;
  • “Voglio innamorarmi”, simbolo del bisogno di amare ed essere amati dopo un periodo buio e solitario;
  • “Voglio realizzare tutto ciò che sto facendo”, il desiderio di tornare protagonisti della propria vita.

La scrittura come auto-affermazione

Osservando i sogni raccolti sul blog Kufura emerge la varietà e profondità dei desideri degli utenti: “Voglio abbastanza soldi per lasciare il mio lavoro”, “Voglio rivedere il mio amico che non c’è più”, o ancora “Desidero che le guerre in tutto il mondo finiscano rapidamente”.

L’atto di scrivere diventa un’azione di auto-affermazione: vengono accettati i bisogni personali e al contempo riconosciuti quelli degli altri. Ed è per questo che il desiderio di rivedere una persona cara defunta, di sognare il matrimonio, di rinascere in salute, di resettare la propria vita e di volere un mondo in pace… diventano non più tanzaku “virtuali”, ma preghiere rivolte a se stessi, supportate dalla magia della notte di Tanabata.

[Immagine generata con intelligenza artificiale (Midjourney).]

I post più letti

Tokyorama-momenti-sospesi
SAKURA SAKU CREDIT Museum of East Asian Art photos_ © Museum of East Asian Art
tokyorama-sasabe-shintaro (2)
Torna in alto