Frinir di cicale stamani
Tornano a me
Tutti gli amori
E odi
蝉の朝 愛憎は悉く我に還る
semi no asa / aizō wa kotogotoku ware ni kaeru
L’haiku di Ishida Hakyō, scritto nel 1937 (anno Shōwa 12), fa parte della raccolta Hyakuku (Cento Haiku), in cui l’autore coglie con delicatezza le sfumature dell’estate giapponese. In Giappone la stagione estiva è un intreccio di rituali quotidiani e spirituali, fatta di piccoli oggetti, si accende nel cielo grazie ai fuochi d’artificio e si perde nell’aria grazie al tintinnio dei fūrin. Questa stagione si rivela proprio attraverso i dettagli, attraversando i sensi uno alla volta.
I suoni estivi
L’estate giapponese è densa di suoni che evocano un’atmosfera precisa e familiare. Non è raro ascoltare nell’aria, in questo periodo, il frinire delle cicale o il tintinnio dei fūrin appesi alle finestre: suoni che riempiono le strade e accompagnano le giornate. In particolare, il canto delle cicale è onnipresente, risuonando in parchi, giardini e perfino nelle zone urbane. La caccia alle cicale, e più in generale agli insetti, è uno dei giochi tradizionali cui si dedicano i bambini. Il sito ufficiale Kids Web Japan, gestito dal governo giapponese, conferma che questa pratica affonda le radici nel periodo Nara (710-784): inizialmente l’attività consisteva nell’ascolto del canto degli insetti ed era riservata alla classe aristocratica. Solo durante il periodo Edo (1603-1868) si diffuse tra la gente comune, tanto che i commercianti iniziarono a vendere insetti per l’intrattenimento. Nel pensiero tradizionale giapponese, la cicala incarna il concetto di mujō (無常), ovvero “assenza di permanenza”, un principio centrale del buddhismo. Come i fiori di ciliegio, simbolo della fugacità della vita, anche il canto delle cicale ci ricorda di vivere il presente con intensità, accettando il mutamento e la caducità di tutte le cose.
Accanto a questi suoni naturali, il vento estivo porta con sé il leggero tintinnio dei fūrin, le campanelle di vetro spesso appese alle grondaie delle case. Nell’antico Giappone si credeva che le correnti d’aria potessero diffondere epidemie e spiriti maligni; per questo motivo, nei luoghi sacri venivano collocate grandi campane di bronzo chiamate futaku, il cui suono aveva la funzione di protezione. Oggi, ogni estate nella prefettura di Saga si tiene il Fūrin Matsuri, un festival dedicato alle campanelle di porcellana che decorano le strade con oltre mille campanelle di vetro, creando un’esperienza sensoriale unica. Così, l’udito si fa portatore di ricordi e l’olfatto li rende più intimi.
Il profumo dell’estate
L’inizio dell’estate in Giappone coincide con la stagione delle piogge, chiamata tsuyu (梅雨). Questo termine, che letteralmente significa “pioggia di prugne”, prende il nome dal periodo di raccolta del frutto. La stagione delle piogge dura circa sei settimane, da fine maggio a fine luglio, variando a seconda delle regioni. Per scongiurare l’arrivo di giornate interminabili di pioggia e maltempo, è comune vedere appesi agli esterni delle case i teru teru bozū, piccole bambole di stoffa simili a fantasmi, nate dal folklore giapponese, che dovrebbero spaventare lo spirito della pioggia, Amefushi. Quando i temporali finiscono e il cielo si apre, le notti d’estate si accendono grazie ai fuochi d’artificio.
La vista in estate
I fuochi d’artificio, chiamati hanabi in giapponese, sono una delle immagini più iconiche dell’estate. La parola hanabi è composta da due kanji: hana (花), che significa “fiore”, e bi (火), che significa “fuoco”. Letteralmente, “fiore di fuoco”. Gli hanabi taikai sono spettacolari eventi pirotecnici che si tengono tra fine luglio e tutto agosto, considerati vere e proprie forme d’arte. Questi spettacoli sono realizzati da maestri artigiani che tramandano le loro tecniche di generazione in generazione. Uno degli eventi più celebri è il Sumidagawa Hanabi Taikai di Tokyo, che attira ogni anno circa un milione di spettatori con i suoi 20.000 fuochi d’artificio lanciati sul fiume Sumida. Questo festival non è solo un meraviglioso spettacolo visivo, ma anche un momento di condivisione e tradizione culturale, che unisce migliaia di persone.
Il gusto dell’estate
Tra i cibi e le bevande estive giapponesi, il mugicha – tè d’orzo freddo – è forse la bevanda per eccellenza della stagione. Ricco di sali minerali, è apprezzato soprattutto per le sue proprietà reidratanti e perché, a differenza del tè verde, non contiene caffeina. Le sue origini sono molto antiche e risalgono al periodo Heian; la sua popolarità estiva è legata alla raccolta dell’orzo e alla facilità di conservazione. Ancora oggi, il mugicha è più di una bevanda: è un ponte tra passato e presente, un rituale quotidiano che rinfresca e racconta la storia di una stagione.
Il tatto dell’estate
Infine, l’estate giapponese si sente anche sulla pelle, grazie ai tessuti leggeri e colorati degli yukata. Questi abiti estivi tradizionali, più informali del kimono, sono realizzati in cotone leggero e nacquero oltre mille anni fa come abiti da bagno per i nobili. Successivamente, tra il XVII e il XIX secolo, si diffusero tra la popolazione comune. Oggi gli yukata sono indossati soprattutto in occasioni speciali come gli hanabi, e molte ragazze si divertono a coordinare il proprio yukata con la obi (la fascia che lo tiene chiuso) e i geta (gli zoccoli di legno tipici).
In conclusione l’estate giapponese è molto più che una stagione… è viaggio sensoriale, tutto sembra far parte di un rituale antico che sfiora i cinque sensi e una volta riconosciuto non ci lascia più andare.
[Immagine creata con Midjourney]
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