La mattina del 9 agosto 1945, tre giorni dopo la devastazione di Hiroshima, la città di Nagasaki fu colpita dalla bomba atomica soprannominata Fat Man. L’esplosione avvenne alle 11:02 — un orologio rimasto fermo a quell’ora ne è ancora oggi una silenziosa testimonianza — e cambiò per sempre il corso della storia mondiale, portando il Giappone alla resa definitiva nella Seconda guerra mondiale.
Oggi, a ottant’anni da quella tragedia, Nagasaki è tornata a essere una delle città portuali più importanti del Giappone e rappresenta una voce fondamentale nella memoria degli orrori della guerra. L’area dell’epicentro, oggetto di un attento lavoro di ricostruzione e riqualificazione, ospita ora il Parco della Pace e il Museo della Bomba Atomica di Nagasaki, luoghi simbolo del ricordo e dell’impegno per un futuro senza armi nucleari.
Perché Nagasaki
La mattina del 9 agosto, l’aereo Bockscar aveva come obiettivo la città di Kokura, anch’essa situata nella regione del Kyūshū. Tuttavia, una volta arrivato lì, il bombardiere non riuscì a portare a termine la missione, ostacolato dalla fitta coltre di nuvole che copriva la città. Dopo aver sorvolato l’area per tre volte, l’aereo si diresse verso Nagasaki, il secondo obiettivo della missione.
Purtroppo, nonostante un iniziale tentennamento, per un attimo il cielo si aprì, e in quel momento fu sganciata la seconda bomba atomica. In un istante, la vita di migliaia di persone fu spazzata via insieme alla città, lasciando spazio solo a morte e distruzione.
Un destino crudele che ancora oggi segna la storia e l’identità di Nagasaki, che insieme a Hiroshima è diventata simbolo della pace in Giappone e nel mondo.
Il Parco della Pace
Il Parco della Pace (平和公園 Heiwa Kōen), costruito in memoria del 9 agosto, si trova nei pressi dell’epicentro dell’esplosione. Il parco ospita numerose opere d’arte e simboli dedicati alla memoria e alla pace.
Tra questi, la Fontana della Pace, il cui design ricorda le ali di una colomba — simbolo universale di pace — e la cui acqua rappresenta la sofferenza delle vittime che, prima di morire, chiedevano disperatamente qualcosa da bere per alleviare le scottature.
Vi è anche la Campana della Pace, suonata ogni anno durante l’anniversario della tragedia, e che quest’anno segnerà gli ottant’anni da quel giorno indelebile nella memoria di tutto il mondo.
Numerose sono le sculture e installazioni donate da Paesi di tutto il mondo, a testimonianza della solidarietà internazionale e del desiderio comune di non dimenticare. Una di queste, “Infinity” è stata donata alla Zona dei Simboli della Pace Mondiale di Nagasaki da Ankara, capitale della Repubblica di Turchia, per commemorare il “100º anniversario delle relazioni amichevoli” tra Turchia e Giappone. La figura di un uomo e una donna che si tengono per mano simboleggia la pace e l’armonia tra tutti gli esseri umani.
Il Museo della Bomba Atomica
“Nagasaki deve essere l’ultimo luogo esposto alla bomba atomica.”
Queste le parole che accolgono i visitatori del Museo della Bomba Atomica di Nagasaki. Un luogo di testimonianza, memoria e riflessione, visitato ogni anno da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.
All’interno del museo sono esposti numerosi oggetti sopravvissuti all’esplosione, che raccontano la vita delle vittime e dei sopravvissuti. Tra questi, un orologio rimasto fermo alle 11:02 del 9 agosto, simbolo del tempo che si è congelato e delle vite spezzate in un attimo.
La visita al museo è un’esperienza toccante, da cui si esce scossi e arricchiti, con la consapevolezza della disumanità di cui può essere capace l’essere umano.
Nagasaki oggi
Nagasaki e Hiroshima sono riuscite, poco alla volta, a ricucire le loro ferite. Oggi sono due città importanti, vive, piene di umanità e cultura. Tuttavia, la loro storia e il loro dolore non devono essere dimenticati. È fondamentale che vengano ricordati e trasmessi alle nuove generazioni, affinché gli orrori del 1945 non si ripetano mai più. E affinché, ogni giorno, possiamo ricordarci del valore più prezioso che abbiamo: la pace.
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