19 Luglio 2026

Testimonianze di pace – La voce degli hibakujumoku e di Suzume Numata.

Vittoria Necci

Vittoria Necci

Laureata in Scienze della Comunicazione, ha conseguito un Executive Master in Digital Marketing ed E-Commerce Management, si è formata presso la Scuola Holden con il Corso di Giornalismo Narrativo e Inchieste Internazionali. Unisce competenze, esperienza e creatività in progetti che mettono al centro la comunicazione strategica e lo storytelling.

I loro tronchi portano ora le cicatrici del fuoco, ma allora erano bellissimi.

Erano folti di foglie, pensavo fossero meravigliosi. C’era un cartello che diceva “Albero parasole cinese” è così che ho imparato il nome dell’albero.

In questo 2025, anno dell’ottantesimo anniversario del disastro nucleare che ha colpito le città di Hiroshima e Nagasaki (rispettivamente il 6 e il 9 agosto) le parole di Suzume Numata emergono con sobrietà e peso nell’intervista-video realizzata da ANT-Hiroshima (un ONG giapponese) impegnata nella conservazione e costruzione della pace.

Ponendosi come obiettivi la valorizzazione della persona in quanto tale e la promozione delle  relazioni umane, concretizza i suoi sforzi attraverso i seguenti progetti:

  • Hiroshima Voices: è un progetto che comprende i ritratti fotografici dei sopravvissuti alla bomba di Hiroshima e Nagasaki.
  • Paper Crane Journey: è un libro illustrato che racconta la storia di Sadako Sasaki  (una giovane ragazza morta di leucemia a causa delle radiazioni) e dei bambini, i cui sforzi hanno portato alla costruzione del Children’s Peace Monument, ovvero il monumento a memoria dei bambini.
  • Cooperation for nuclear abolition: èun progetto che ha come scopo quello di collaborare con gruppi civili e organizzazioni di hibakusha per promuovere l’abolizione delle armi nucleari. In particolare partecipa a reti internazionali come HANWA e ICAN per sostenere la pace globale.
  • Hiroshima Voices: sono video dove attraverso dei cortometraggi vengono raccolte le testimonianze dei sopravvissuti.
  • A-bombed trees: simboli di rinascita, questo progetto è legato è alla conservazione e alla proliferazione degli alberi sopravvissuti alla bomba atomica.

Tra le molteplici ed evidenti tracce lasciate da quella tragedia, emergono due testimonianze: quella umana di Suzuko Numata e quella “verde” dell’albero parasole cinese.

La storia di Suzume Numata

«La mattina del 6 agosto non c’era una nuvola in cielo. Il cielo era limpido e blu. Era una bella giornata, oggi devo lavorare sodo. Ho usato un bagno al 4° piano […] ancora nel corridoio ho visto un lampo di una bellissima luce […] prima che potessi dire “oh” o “ah fui spazzata giù nel corridoio».

Come riporta il cortometraggio, la bomba atomica sopra Hiroshima (la città di Suzuko) esplose  8:15 del 6 agosto, le radiazioni nucleari provocarono un’onda di calore tale da causare ustioni alle persone ed esplosioni, che hanno distrutto interi edifici uccidendo circa 140.000 persone e ferendone circa 78.150.

Suzuko Numata (morta recentemente) nel 2011 all’età di 87 anni, fu un Hibakusha (被爆者) questo termine giapponese significa letteralmente “persona colpita dall’esplosione”.

Dopo la guerra lavorò come insegnante ma prima che la sua vita venisse sconvolta dalla bomba  atomica lei, suo padre e sua sorella lavoravano presso L’Ufficio delle comunicazioni Bureau, edificio situato a 1,3 km dall’ipocentro dell’esplosione. Lei stessa all’interno nell’intervista realizzata da ANT ricorda come:«Il tetto e gli edifici di cemento furono distrutti […] la mia caviglia sinistra tagliata fino in fondo […] qualcuno portò un tatami, mi sdraiarono lì […] “Onee-san” mi disse capì che era la mia sorellina. Proprio quando la riconobbi il cielo diventò nero… […] non sapevamo che la pioggia nera trasportava le radiazioni […] eravamo tutti fradici…».

Nella sua testimonianza ricorda come quei giorni furono terribili e segnati dal dolore della perdita della gamba sinistra. In assenza di anestetici, l’operazione fu dolorosa ma le salvò la vita. Nel marzo del 1947 (dopo aver trascorso diciotto mesi in ospedale) tornò finalmente a casa, con la fine della guerra apprese la tragica notizia della morte del suo fidanzato:«dopo di quello, non sono riuscita a recuperare il mio spirito». Le sue parole non esprimono solo la sofferenza legata al corpo ma anche l’affaticamento mentale che l’evento della bomba atomica le aveva causato.

La dimensione invisibile del trauma atomico è stata affrontata dallo psichiatra giapponese

 Masao Nakazawa, in un saggio pubblicato sul sito della Japan Association of Lawyers Against Nuclear Arms (JALANA). In esso, Nakazawa analizza come le esperienze vissute dagli Hibakusha abbiano generato ferite mentali complesse, tra cui: l’ipocondria, la depressione e sopratutto il senso di smarrimento esistenziale. Dalla fine della guerra (proprio come in  Suzuko) molti avvertirono la difficoltà di trovare uno scopo per vivere. Nel documento, il medico a proposito del senso di vuoto esistenziale sostiene però anche come:«il loro subconscio sta dicendo loro che dovrebbero fare qualcosa […] Dalla fine della guerra, gli Hibakusha hanno attraversato una serie di eventi che non sono stati in grado di controllare. Questa vita stessa è un focolaio di ipocondria e depressione. […] Possono dare il proprio contributo alla società […] ed essere orgogliosi delle loro vite».

Dare un senso, confrontandosi con la dura realtà del proprio presente è quello che fece Suzuko Numata quando vide nell’albero di parasole cinese la sua rinascita.

La rinascita di Suzuko e l’albero di parasole cinese.

«Ho visto di nuovo gli alberi nel cortile. Erano gravemente bruciati […] avevano messo rami sottili , con sopra piccole foglie […] non devi morire devi vivere! Quel giorno mi svegliai; i miei amici erano persi, molte persone erano morte… sono diventata più consapevole.

 Ho ricevuto la forza per recuperare il mio spirito».

Letteralmente la parola hibakujumoku significa “albero bombardato”, hibaku(被爆)bombardamento atomico e jumoku (樹木) albero. Questi alberi anche se sembravano bruciati e distrutti furono in grado di sbocciare la primavera successiva. Come riportato da Kyodo News nell’articolo pubblicato su The Mainichi (2025), tra gli alberi sopravvissuti all’attacco atomico di Hiroshima ci sono: il salice piangente, che si trova a circa 370 metri dall’ipocentro ed è riconosciuto come l’albero sopravvissuto più vicino all’esplosione, e l’aogiri (albero dell’ombrello cinese), trapiantato nel Peace Memorial Park e simbolo di speranza e rinascita dopo la tragedia. In totale, sono registrati circa 160 alberi sopravvissuti entro un raggio di 2 km dal punto zero, che testimoniano la resilienza della natura di fronte alla distruzione.

 In questo contesto di memoria e monito, le parole del sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, pronunciate durante la cerimonia di commemorazione, risuonano con forza:«Alcuni leader accettano l’idea che le armi nucleari siano essenziali per la loro difesa nazionale, ignorando palesemente le lezioni che la comunità internazionale avrebbe dovuto imparare dalle tragedie storiche».

Di Vittoria Necci

I post più letti

Tokyorama-momenti-sospesi
SAKURA SAKU CREDIT Museum of East Asian Art photos_ © Museum of East Asian Art
tokyorama-sasabe-shintaro (2)
Torna in alto