“Il fiore di ciliegio, il fiore di prugno, il fiore di pesco e il fiore di susino”. Unire più parole per creare un termine nuovo è un tratto distintivo della lingua giapponese. Le parole sono composte da uno o più kanji, ognuno con un significato preciso, e questi si combinano per esprimere idee nuove. Il termine “Oubaitouri” (桜梅桃李) è formato da quattro kanji, ognuno rappresentante un fiore: ciliegio (sakura), prugno (ume), pesca (momo) e susino (sumomo). Ogni kanji è molto più di un semplice carattere: è una porta simbolica verso concetti profondi che uniscono natura e vita umana. Quando si combinano, ciascun kanji assume spesso una lettura alternativa: ou (ciliegio), bai (prugno), tou (pesca) e ri (susino). Tuttavia, Oubaitouri non è una parola che indica semplicemente un elenco di fiori, come potrebbe sembrare, ma è una frase idiomatica, un modo di dire che non può essere tradotto letteralmente, poiché risulterebbe priva di significato. In effetti, la traduzione letterale di Oubaitouri potrebbe creare non poca confusione.
Cosa significa quindi “Il fiore di ciliegio, il fiore di prugno, il fiore di pesco e il fiore di susino” in giapponese? È un insegnamento antico di una delle principali scuole di pensiero del Buddismo giapponese, il Buddismo Nichiren. Uno dei suoi principi fondamentali è che ogni individuo,attraverso il cambiamento interiore, contribuisce a creare un mondo migliore e più pacifico. Il Buddismo Nichiren sottolinea quanto la trasformazione personale possa influenzare positivamente il mondo esterno. Per il Buddismo Nichiren, il ciliegio, il prugno, il pesco e il susino sono considerati simboli delle diverse vite di tutti gli esseri viventi, nonché dell’individualità e della missione unica di ogni persona. Così come i fiori di ciliegio sono fiori di ciliegio e i fiori di prugno sono fiori di prugno, il principio è che dovremmo permettere alla nostra individualità di risplendere a modo nostro, mentre lasciamo che i semi della nostra missione interiore, che è assolutamente personale e che solo noi possiamo realizzare, germoglino e sboccino al meglio.
Oubaitouri celebra quindi l’importanza di migliorare se stessi senza confrontarsi con gli altri, poiché ogni fiore ha i suoi pregi innati e la sua bellezza, e non possono essere paragonati. Allo stesso, ogni persona ha una sua essenza unica, e il nostro compito è di vivere autenticamente e con integrità, senza cercare di imitare o di compiacere gli altri.Un messaggio particolarmente attuale oggi, immersi come siamo in una società in cui il detto “l’erba del vicino è sempre più verde” domina, spingendoci costantemente a paragonarci agli altri. Spesso ci sentiamo obbligati a “essere qualcuno” per gli altri, dimenticando che essere se stessi è la chiave per una vita piena e soddisfacente. È il lato oscuro dei social media, potremmo dire, che da un lato ci ha regalato la possibilità di mostrarci e comunicare con il mondo intero, ma dall’altro ha innalzato decisamente il livello di attenzione che poniamo su quello che gli altri fanno, sul loro aspetto, sul modo in cui vivono, ecc., dimenticando che spesso ciò che ci viene mostrato è solo apparenza. Siamo costantemente bombardati da immagini curate e perfette, che ci fanno sentire insufficienti o inadeguati, senza considerare che queste immagini non raccontano mai l’intera storia. Questo alimenta in noi l’ansia di dover dimostrare qualcosa, di dover apparire in un certo modo, o di dover essere unici, ma spesso in un modo che non ci appartiene e che ci allontana da noi stessi, dai nostri valori, dalle nostre capacità e dai nostri doni, che non riusciamo più a vedere, perché, appunto, “l’erba del vicino è sempre più verde“.
A questo dovremmo rispondere con Oubaitouri: siamo tutti fiori con le nostre caratteristiche e i nostri punti di forza, e la capacità di sbocciare attraverso di essi in un modo del tutto unico. Ogni fiore sboccia a suo tempo e in base alle proprie condizioni, proprio come ogni individuo ha il suo percorso e le sue circostanze particolari che lo rendono unico. È questo ciò che conta, il resto è solo rumore inutile. O meglio, erbaccia inutile.
[Foto di Silvia Cardoni]
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