Dopo settimane di attesa e negoziati serrati, Stati Uniti e Giappone hanno annunciato un nuovo accordo commerciale che ridefinisce i termini della cooperazione economica tra i due Paesi. A presentarlo per primo è stato il presidente americano Donald Trump, che martedì ha definito l’intesa una vittoria “massiccia” per entrambe le economie. Il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba ha confermato la notizia la mattina seguente, accogliendo con favore l’accordo nonostante i compromessi richiesti a Tokyo.
Il cuore dell’intesa è una riduzione dei dazi doganali imposti sulle auto giapponesi esportate verso gli Stati Uniti: le tariffe, che rischiavano di salire al 25%, si fermeranno invece al 15%. Un sollievo parziale per i produttori nipponici, che tuttavia dovranno affrontare costi ancora superiori rispetto al passato e a quanto concesso, ad esempio, al Regno Unito (che ha ottenuto un tetto del 10% per un numero limitato di veicoli).
In cambio di queste concessioni, il Giappone ha accettato di investire 550 miliardi di dollari nell’economia statunitense, puntando su settori strategici come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, la cantieristica e le energie pulite. Una mossa che intende rafforzare i legami bilaterali e allo stesso tempo contribuire alla sicurezza economica americana.
Tra i punti aggiuntivi dell’accordo figurano anche garanzie per il Giappone rispetto a futuri dazi su beni sensibili come i prodotti farmaceutici e le tecnologie avanzate. In ambito agricolo, Tokyo ha accettato di aumentare l’importazione di riso statunitense entro i limiti della propria quota di 770.000 tonnellate, con un incremento del 75% secondo quanto dichiarato dalla Casa Bianca.
Il ministro giapponese per la Rivitalizzazione Economica, Ryosei Akazawa, ha guidato l’ultima fase delle trattative a Washington. Dopo l’annuncio ufficiale, ha pubblicato su X un laconico quanto eloquente “Mission accomplished”.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere: il Nikkei 225 ha superato per la prima volta in un anno la soglia dei 41.000 punti, con un’impennata trainata proprio dal settore automobilistico.
Nonostante le critiche sulla presunta asimmetria dei termini, per molti osservatori si tratta del miglior compromesso possibile in questa fase. “È il massimo ottenibile ora,” ha dichiarato Shigeto Nagai dell’Oxford Economics, sottolineando come l’accordo permetta almeno di allentare le tensioni commerciali e aprire nuovi margini di manovra per il futuro.
[Fonte della foto: Tokyo Weekender]
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