19 Luglio 2026

Tra neon e nostalgia- Il ritorno del City Pop giapponese

Elena Damiano

Elena Damiano

Laureata in letteratura italiana e specializzata in cinema a Napoli con il produttore Nicola Giuliano, ha lavorato come autrice e sceneggiatrice nonché nell’ambito della comunicazione per realtà come Casa Sanremo. I suoi due grandi sogni sono andare a vivere in Giappone e scrivere un romanzo suo, meraviglioso e indimenticabile. Intanto, nutre questi sogni leggendo e consigliando  libri bellissimi come libraia. Nutre una passione viscerale per le belle Storie: le scrive, le legge, le guarda, le gioca.

Abbiamo sempre più voglia di passato: che si tratti di mercatini vintage, dell’ennesimo remake di un film o di una serie dal sapore anni 80 poco importa. Viaggiare indietro nel tempo ci piace e, dagli anni 10 del 2000 abbiamo deciso di attingere a piene mani dal repertorio pop ( di costume, di storie, di intrattenimento) che il passato ci offre, tuffandoci tra narrazioni e sensazioni che rievocano tempi e luoghi in cui il futuro prossimo profumava di promesse a non finire.
Il segreto di questo amore per l’amarcord ( soprattutto anni 80 e 90, bisogna dirlo) è proprio dovuto alle emozioni e ai ricordi che rievocano in noi un senso confortante di protezione, di un tempo in cui tutto sembrava migliore o in procinto di diventarlo.
Proprio da questo sentimento diffuso e condiviso nasce un fenomeno curioso che, anche grazie all’utilizzo sempre più massiccio dei social, sta riscontrando proprio adesso il suo momento di massimo splendore: il mondo sta riscoprendo e amando il City Pop giapponese.
Frutto sicuramente anche del fascino e della popolarità che il mondo nipponico esercita sulla generazione dei millennial ( quella dei “nuovi adulti”, in un certo senso) questo genere musicale ha iniziato la colonizzazione delle nostre playlist trasformandosi, pian piano, in un vero e proprio trend su scala globale.
Ma da dove nasce questo successo? Si tratta davvero solo di una riscoperta legata ad un fenomeno passeggero?
Da appassionata di City Pop posso solo anticiparvi che dietro questo fenomeno c’è davvero molto altro ma… procediamo con ordine. Indossate le cuffie e partiamo per questo sorprendente viaggio musicale!

Che cos’è il City Pop?

Il City Pop nasce in un periodo particolare per il Giappone: gli anni 70.
Il paese sta affrontando grandi cambiamenti e, finalmente, dopo gli anni durissimi della Guerra, sta evolvendosi grazie ad un’apertura sempre maggiore verso il mondo occidentale, non solo a livello politico ed economico, ma anche per quel che riguarda il contesto culturale e popolare: lo sguardo della società è puntato soprattutto verso l’America che, in questi anni e ancor di più negli anni 80, diviene un modello da imitare e assorbire.
E così, da questo mix di boom economico, fiducia nel progresso e fermento urbano, nasce una musica che racconta proprio questo: l’euforia di una generazione lanciata verso il futuro, ma ancora profondamente legata alla dolcezza e ai sogni di un presente tutto da scrivere. Il City Pop, con le sue sonorità ibride ( mix tra funk, jazz, soft rock, R&B, disco e synth pop) è l’incarnazione sonora di questo momento storico: elegante, malinconico, a volte spensierato.
La colonna sonora di un paese che rinasce proprio dalle città, dai contesti urbani,tra luci al neon, insegne lampeggianti, pioggia sottile e autoradio accese: queste sono le immagini che i brani city pop rievocano. È il sottofondo perfetto di un momento storico divenuto quasi mitico. Una bolla concentrata di sogni e speranze che si è poi ampiamente ridimensionata nel tempo ma che continua ad esercitare il suo fascino in modo incredibile.

“Everytime I wish…” – il fenomeno Plastic Love

Se il City Pop è un tesoro musicale riscoperto, questo è dovuto soprattutto a “Plastic Love” di Mariya Takeuchi. Pubblicata per la prima volta nel 1984 come traccia del celebre album Variety, la canzone sembrava destinata a un successo locale e a una placida vita da cult tra i fan più appassionati. Ma come spesso accade con i grandi ritorni, il suo vero momento di gloria è arrivato… trent’anni dopo.
Nel 2017, un utente carica su YouTube una versione estesa della canzone con una copertina sgranata, nessun titolo accattivante e descrizione inesistente. Eppure qualcosa accade: il misterioso algoritmo di YouTube la spinge tra i video consigliati di milioni di utenti e, in pochi mesi, “Plastic Love” diventa virale. Playlist vaporwave, meme retrò, loop infiniti, DJ set su Twitch e TikTok: il brano comincia a rimbalzare ovunque.
Ma perché proprio “Plastic Love”?
Forse per quella voce vellutata e distante di Mariya, che sembra cantare da una Tokyo parallela e malinconica. O per il ritmo disco che avvolge e culla. O magari per quella sensazione indefinita di tristezza romantica, come se si danzasse da soli in una stanza illuminata al neon. O forse per quello che racconta: quel misto tra magone e voglia di andare avanti che si prova alla fine di un amore, fingendo che vada tutto bene, dando poca importanza all’addio.
I just play games, canta Takeuchi in un inno all’ auto convincimento: l’amore è di plastica, usa e getta, posticcio. Certamente una narrazione sentimentale molto vicina a ciò che ciascuno può aver vissuto in una relazione oggi.
Un altro motivo per cui questa melodia sembra appartenerci così tanto.

Una coppia perfetta – anime e City Pop

Anime come City Hunter, Sailor Moon o Maison Ikkoku ,per citarne solo alcuni, sono intrisi di quelle atmosfere urbane e sentimentali evocate nei brani City Pop. Non è raro, infatti, nelle Ost di queste serie, ascoltare brani che pur non essendo ufficialmente classificati come City Pop  ne condividono l’essenza: sottofondo perfetto per il racconto della vita quotidiana, degli amori, i sogni e le notti insonni dei protagonisti. E poi ci sono quei momenti magici in cui la musica prende il sopravvento: sigle d’apertura o di chiusura che diventano piccole gemme sonore, capaci di restare nella memoria anche a distanza di decenni. Bastano poche note, e subito ci ritroviamo trasportati in un’estetica fatta di colori pastello, giacche oversize, walkman, e cieli rosa al tramonto.
Negli ultimi anni, poi, il legame tra anime e City Pop si è rafforzato ancora di più: basti pensare all’uso di queste sonorità in serie più recenti come Carol & Tuesday o Great Pretender, dove il tributo al pop giapponese anni ’80 è dichiarato e voluto. Un binomio perfetto che continua a incantare.

Lo strano caso di Alessandra Mussolini

Sì, avete letto bene. Alessandra Mussolini. Proprio quella Alessandra Mussolini.
Ebbene, in una di quelle sliding doors che solo gli anni ’80 potevano regalarci, la futura politica italiana( nipote di Benito Mussolini e di Sophia Loren) è stata, seppur inconsapevolmente, una piccola icona del City Pop giapponese.
Vi sembra assurdo? Lo è. Ma è tutto vero.
Nel 1982, durante un soggiorno in Giappone, Alessandra viene coinvolta in un progetto musicale piuttosto curioso: incidere un disco pop tutto in giapponese. Il risultato si chiama “Amore”, un album che, oggi, è diventato una vera e propria reliquia per i collezionisti di rarità musicali e cultori del genere.
Prodotto con una cura che oggi farebbe impallidire molte popstar contemporanee, Amore è un concentrato di soft pop, arrangiamenti eleganti e un’estetica perfettamente allineata ai gusti dell’epoca: copertina pastello, voce sussurrata, atmosfera lounge.
Nonostante l’italianità della protagonista, il disco suona sorprendentemente City Pop e riesce ad aderire in modo perfetto a quella sensibilità musicale tanto amata dal pubblico giapponese dell’epoca.
Ma è solo con il revival del genere, a partire dagli anni 2010, che Amore torna a circolare, passando di mano in mano su YouTube, tra DJ set nei locali più esclusivi e thread su Reddit, guadagnandosi un posto nell’Olimpo delle gemme perdute del City Pop.

Premi Play

Ed eccoci al momento dei consigli.
Esistono centinaia di brani City Pop meravigliosi da cui lasciarsi trasportare ma, se  da un lato è bello esplorare territori immensi è anche vero che c’è il rischio di perdersi delle vere perle.
Qui sotto trovate una lista ( fare una classifica sarebbe impossibile) ideale per i neofiti del genere: dieci brani tra i più famosi per cominciare ad immergersi in questo mondo di neon e nostalgia e per sorprendersi. Sì, perché scoprirete quante di queste melodie sono state usate come campionatura per alcuni dei brani più famosi del mondo occidentale.
Buon ascolto!


Tatsuro Yamashita – Love Talkin’ (Honey It’s You)

Mariya Takeuchi – Plastic Love

Anri – Remember Summer Days

Kingo Hamada – Dolphin in town

Yashua – Fly-day Chinatown

Tomoko Aran – Midnight Pretenders

Miki Matsubara – Stay With Me

Hiroshi Sato – Blue and Moody (Saigo no Love Song)

Kaoru Akimoto – Dress Down

Momoko Kikuchi – Mystical Composer

[Foto: Swimming pool stamp di Hiroshi Nagai]

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