19 Luglio 2026

Tradurre il Giappone: manga e light novel oltre gli stereotipi

Matteo Brambilla

Matteo Brambilla

Laureato in Lingua e Cultura Giapponese e Cinese presso l’Università Statale di Milano, coltiva da anni una profonda passione per il Giappone. Grazie a due esperienze di studio nel Paese, ha approfondito lingua, cultura e letteratura, sviluppando un approccio critico e appassionato agli aspetti più complessi della realtà giapponese, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra Italia e Giappone.

Rosalia Feraudo, dopo essersi laureata in lingue orientali e aver trascorso vari periodi di studio in Cina e in Giappone, ha iniziato la sua carriera di traduttrice dal giapponese nel 2021, specializzandosi in adattamento di manga e di light novel. Dal 2018 gestisce la pagina Instagram “Parli.amo.ne”, dove parla di libri e di traduzione, con uno sguardo attento e critico alla letteratura del Giappone e più in generale dell’Asia Orientale. Tra le opere da lei tradotte: le light novel di “Il mio matrimonio felice” e di “Sword Art Online”, entrambe pubblicate da Edizioni BD e J-Pop.

Matteo Brambilla: Al momento ti occupi di traduzione dal giapponese all’italiano. Ti andrebbe di presentarti e di spiegarci qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui.

Rosalia Feraudo:  Lavorare nel campo della traduzione è sempre stato il mio sogno, sin dai tempi dell’università, dove ho studiato giapponese e cinese. Quattro anni fa ho iniziato lavorando prima alla traduzione di manga, e in seguito mi sono dedicata anche alla traduzione di light novel. Oltre a questo, ho una pagina Instagram e TikTok in cui parlo per lo più di letteratura, di narrativa, e di recente ho iniziato anche a parlare del mondo della traduzione e di quelle che sono le sfide che comporta la traduzione giapponese-italiano. Sugli aspetti della traduzione c’è molta curiosità, proprio perché non è un argomento molto conosciuto dai lettori.

MB: Cosa ti ha portato ad appassionarti così tanto di lingua e letteratura giapponese?

RF: Sono sempre stata appassionata di lingue straniere, infatti, ho studiato diverse lingue durante le medie e il liceo. Ero già partita con l’intenzione di voler studiare lingue anche all’Università e per questo mi sono iscritta alla facoltà di lingue orientali a Napoli. Invece, la passione per il Giappone è nata quasi per caso, nel senso che mi sono buttata nello studio del giapponese un po’ alla cieca, ma pian piano, grazie anche ad alcune esperienze di viaggio e di studio in Asia mi sono sempre più appassionata.

MB: Ci sono degli autori che ti hanno colpita in modo particolare?

RF: Un po’ come tutti, uno dei primi autori di letteratura giapponese che ho letto è stato Murakami Haruki, che però non è fra gli autori che preferisco. La mia passione è per lo più nata con Tanizaki Jun’ichiro, le cui opere hanno come temi principali le perversioni e il feticismo, accompagnate dalle descrizioni di personaggi femminili forti, le cosiddette femme fatale, che ammaliano e seducono l’uomo. Tratta anche di come l’avvento della cultura occidentale abbia in qualche modo intaccato quella che era la tradizione giapponese, insomma, è un autore piuttosto complesso che sicuramente vale la pena scoprire.

MB: E com’è nata invece l’idea di aprire una pagina Instagram?

RF: Un’altra delle mie grandi passioni è sempre stata la lettura e quindi quando ho aperto questa pagina, in realtà, non avevo le idee chiarissime su cosa stessi facendo. È nata un po’ per gioco, poi ho iniziato parlando di narrativa e di tutto quello che leggevo. Solo in seguito ho definito meglio la mia nicchia iniziando a parlare per lo più di Giappone e Asia  orientale, sempre da un punto di vista letterario, cercando di concentrarmi sui libri che mostrano un Giappone più autentico.

MB: In Italia sembrano esserci due diversi filoni di letteratura giapponese: da un lato il Giappone dei gatti, delle librerie e dei caffè, dall’altro il Giappone delle contraddizioni e della realtà.

RF: In Italia la letteratura giapponese che va per la maggiore è, ahimè, quella che in inglese viene definita dei “comfort books”, che ha come protagonisti gatti, librerie, pasticcerie e così via. È un tipo di letteratura fondamentalmente di consumo e che presenta l’immagine di un Giappone molto idealizzato, fatto di buonismo, di bei sentimenti e belle persone. Se è vero che il Giappone è molto civile e ligio al dovere e alle regole, presenta anche molti lati oscuri che non possono essere ignorati, o si finisce per idealizzare e per idolatrare un Paese che alla fine non esiste. Io sui social parlo per lo più di quei libri che presentano i lati più nascosti o che parlano di Giappone in maniera più critica, con temi come il ruolo femminile e delle minoranze all’interno della società.

MB: Potresti parlarci dell’iter che hai affrontato per entrare nel mondo dell’editoria e della traduzione?

RF: Entrare nel mondo della traduzione non è facile, perché c’è molta competizione e in generale quello dell’editoria è un campo più piccolo rispetto ad altri. Sicuramente è fondamentale avere delle esperienze lunghe sul posto, non solo per la lingua, ma proprio per capire e per “entrare” maggiormente nella cultura. Nel mio caso, ho svolto vari periodi sia in Giappone che in Cina: In Giappone sono stata a Kyoto durante l’Università e in seguito ho fatto un corso di lingua giapponese business a Tokyo. Frequentare fiere del libro e dei fumetti, inoltre, è di certo un ottimo modo per farsi conoscere e crearsi una rete.

MB: Quali sono le difficoltà maggiori che può riscontrare un traduttore che opera dal giapponese all’italiano?

RF: Ce ne sono diverse, ad esempio l’uso del linguaggio onorifico, che in italiano può essere reso con il “Lei”, ma che è piuttosto limitato a livello di registro. Oppure, ci sono anche alcuni elementi culturali specifici che con la traduzione si perdono un po’, non potendo rendere tutto parola per parola in maniera troppo letterale. Sono fondamentali la creatività e l’adattamento, o il testo risulterebbe macchinoso e poco scorrevole.

MB: E quali sono invece le differenze nella resa di manga e di light novel?

RF: Manga e light novel hanno linguaggi diversi: il manga usa un registro più colloquiale, più slang e immediato, mentre il romanzo è naturalmente più letterario. Nei manga bisogna stare attenti anche alla grandezza dei balloon, perché può darsi che una frase che in giapponese è molto breve in italiano verrebbe troppo lunga, e bisogna cercare di adattarla tenendo a mente la dimensione della pagina. Inoltre, nel manga sono presenti molte onomatopee, che rappresentano un grande ostacolo per il traduttore, essendocene per qualsiasi tipo di suono, movimento o situazione. Nel romanzo, oltre all’adattamento, bisogna anche restare fedeli allo stile dell’autore dell’autrice: frasi brevi, linguaggio più ricercato o più semplice. Nel caso delle light novel si deve sempre tenere in mente che sono indirizzate a un pubblico piuttosto giovane; quindi, la traduzione deve essere comprensibile e fruibile per quel target. Bisogna poi fare attenzione a non causare calchi e in generale chiedersi sempre: “Un italiano lo direbbe così?”

MB: Negli ultimi anni si stanno diffondendo sempre di più le intelligenze artificiali anche come strumenti di traduzione. Vorrei che ci parlassi della tua opinione da traduttrice professionista su quale ruolo possa giocare nel futuro e l’intelligenza artificiale e il rapporto con la figura del traduttore.

RF: In realtà, penso che finché si tratta di traduzioni tecniche è probabile che l’AI stia diventando più precisa, ma lo stesso non si può dire per la traduzione letteraria.  La traduzione di romanzi è pur sempre un’opera d’ingegno umano, e credo che un’intelligenza artificiale per quanto progredita sia pur sempre una macchina, che non coglie molte sfumature che l’autore o autrice nasconde tra le righe. Non so come si evolverà la situazione, è probabile che ne venga fatto uso anche in testi letterari, ma credo sarà sempre necessaria una figura umana che metta mano su determinati dettagli o scelte. Inoltre, tuttora sarebbe fondamentale regolarizzare l’uso di testi letterari o artistici esistenti per allenare le AI, tema molto dibattuto e sofferto da chi opera in campi creativi.

MB: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

RF: Per il momento sto cercando di aprire nuove collaborazioni: mi piacerebbe cimentarmi anche nella traduzione di narrativa, magari di qualche titolo horror, di cui in italiano è stato portato davvero poco dal Giappone. In futuro poi chissà, ho diversi progetti in mente che mi piacerebbe lanciare sulla mia pagina, ma per ora preferisco non pronunciarmi, sarà una sorpresa!

[Foto di Rosalia Feraudo]

I post più letti

Tokyorama-momenti-sospesi
SAKURA SAKU CREDIT Museum of East Asian Art photos_ © Museum of East Asian Art
tokyorama-sasabe-shintaro (2)
Torna in alto