
Figli del caos: i kabukimono e la bellezza di non appartenere
Lo si riconosceva subito. Non per il nome – spesso ne aveva lasciati troppi alle spalle – ma per il modo in cui camminava, il colore del kimono, il taglio disordinato dei capelli.Il kabukimono non cercava di passare inosservato. Era lì per disturbare l’ordine. E per trovare, forse, un nuovo senso di sé proprio nel








