Memorie, Paure e Meraviglia di una Generazione
Negli anni 90′ e 2000,la console Sony (PlayStation e PlayStation 2)divertiva le giovani generazioni con sfide contro boss più o meno “spaventosi” e difficili da battere. Tuttavia ,il nemico vero per i videogiocatori di quel periodo era più subdolo e imprevedibile.
Si trattava del colore rosso che ,improvvisamente, appariva sullo schermo,a volte accompagnato da un persistente sibillo quando si era impegnati in una battaglia o immersi dentro un avventura.
In un attimo tutto spariva per lasciar spazio ad una schermata silenziosa, dall’accecante tonalità rosso rubino .
A quel punto la prima reazione era d’incredulità a cui seguiva la paura, dato che il problema sembrava irrisolvibile e faceva balenare pensieri assurdi come lo “scoppio” del dispositivo.
La convinzione era talmente diffusa da far credere, a torto, che a volte apparisse un conto alla rovescia sullo schermo. A quel punto tra i vari rimedi c’era il dare piccoli colpi sulla console, convinti di riuscire a “correggere” in fretta i momentanei problemi del sistema.
In realtà l’unico modo sicuro per lo spegnimento della PlayStation in questi frangenti, era rappresentato dall’interruzione temporanea dell’energia elettrica.
Spesso quando si era certi di aver scongiurato qualsiasi pericolo, si preferiva aspettare ore se non addirittura il giorno successivo per rigiocare sperando di non trovarsi nella stessa situazione.
Ma perché esisteva questa paura Ancestrale? La risposta è nella nostra psiche che associa questo colore a sensazioni forti e quindi le amplifica. Nel caso specifico, la mente faceva aumentare l’ attenzione e l’adrenalina.
A questo si aggiungeva un senso d’impotenza, portando ragazzi e ragazze allo smarrimento totale per qualche minuto. Spesso si veniva assaliti anche dal dubbio di non aver salvato i dati sulla Memory Card e quindi c’era il “timore” di dover ricominciare da capo.
A volte poteva anche succedere che nonostante il salvataggio dati venisse effettuato, il sistema perdesse questi dati per la “grandezza” degli stessi.
C’era anche un’altra ragione da considerare, ossia la convinzione di aver “creato “quel danno giocando per molte ore senza pause. Perciò di solito si restava anche in silenzio, così da non essere scoperti dai propri genitori e dover subire anche il divieto d’uso della Play Station.
Queste cose si potevano certamente annoverare tra le possibili concause, ma le ragioni tecniche erano due, ovvero il surriscaldamento della ventola interna e i dischi che si “graffiavano” per il loro continuo girare dentro la console.
A livello di pulsanti il colore rosso del cerchio simboleggia il voler fare una scelta durante il gioco. Ciò deriva dal fatto che in Giappone il rosso (Aka) è associato ai concetti di protezione dal male, fortuna e potere, quindi a differenza della cultura occidentale è di buon auspicio.
Il potere lo ritroviamo in titoli come la saga di Crash Bandicoot, dove il protagonista si ricarica con i frutti Wumpa simili a mele rosse.
Esso è legato anche al ciclo della vita e ne rappresenta l’energia attraverso il sole.
Le tonalità di rosso servono dunque ad augurare la felicità e prosperità dell’esistenza, oltre che rappresentare il coraggio delle proprie scelte.
Il blu (Aoi)invece nel controller colora la X, a rappresentare il no su determinate scelte che vengono proposte nei giochi.
Inoltre il controller 1,nella prima PlayStation si illuminava con questa colorazione.
Il motivo principale di questo design è da ricercare in un richiamo alla cultura Giapponese dove evoca calma, pace e tranquillità.
Ecco perché nel logo PlayStation ritroviamo i 2 colori combinati, ad indicare un’esperienza di gioco avvincente ma rilassante.
In questa direzione va visto anche il design della PS2 che tra le varie versioni ne presentava una totalmente blu.
La scelta era stata fatta per richiamare la Terra ,il Cielo ed il mare e la loro immensità. Si trattava anche di un riferimento alle sue potenzialità grafiche illimitate.
Si voleva creare inoltre, un contrasto cromatico con il nero che rappresentava l’ignoto e l’inesplorato per il giocatore.
Nella cultura Nipponica può rappresentare anche la malinconia e dunque la dispersione del proprio io.
Un’inversione di significato tra i colori si trova nella saga calcistica “Winning Eleven” e anche nelle sue versioni Europee (Pro Evolution Soccer).
Qui delle frecce di vari colori indicavano la forma fisica dei singoli giocatori dando un indizio su chi schierare.
Il blu era indice di una condizione altalenante, mentre il rosso indicava una grande energia e quindi si era “obbligati” a schierare quel giocatore.
Il colore dunque non è soltanto una questione di design e di gusto cromatico, ma può diventare manifesto di uno stato d’animo. Ognuno di essi assume un valore a seconda del momento ,del gioco e lo stile del giocatore.
In conclusione possiamo affermare che quando si accendeva la console, nella nostra mente si attivava una sorta di “Mappa” emozionale che portava ogni player a trasferire nel virtuale le proprie sensazioni più profonde, dandole vita sullo schermo.
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