19 Luglio 2026

Keiji Nakazawa e Hadashi no Gen: la memoria disegnata dell’apocalisse

Giorgia Cardoni

Giorgia Cardoni

Autrice e scrittrice, ama raccontare ciò che accade dietro le quinte della realtà: storie che ispirano, emozionano e stimolano il pensiero critico. Con uno stile diretto e curioso, esplora temi che spaziano dalla cultura contemporanea alla vita sociale, cercando sempre di costruire un ponte tra informazione e passione.

“Se anche un solo ragazzo capisce che la guerra non è un gioco, allora io ho fatto qualcosa di buono.” — Keiji Nakazawa

A ottant’anni dalla bomba atomica su Hiroshima, una delle testimonianze più potenti e durature su quel giorno infernale arriva non da un libro di storia, ma da un fumetto. Un manga, per essere precisi. Il suo autore si chiama Keiji Nakazawa, e il suo capolavoro è Hadashi no Gen (Gen di Hiroshima), un’opera che ha cambiato per sempre il modo di raccontare la guerra e la sopravvivenza.

Una vita segnata dal 6 agosto 1945

Keiji Nakazawa nasce a Hiroshima il 14 marzo 1939. La sua infanzia si spezza il 6 agosto 1945, quando la bomba atomica devasta la città. Nakazawa sopravvive per miracolo, riparato dietro un muro. Ma perde il padre, il fratello minore e la sorella maggiore, rimasti intrappolati nella casa crollata. La madre, incinta, sopravvive e partorisce una bambina, che morirà poco dopo a causa delle radiazioni.

Questa tragedia non viene subito raccontata. Per anni Nakazawa tace, schiacciato anche dal pregiudizio contro gli hibakusha (i sopravvissuti alla bomba), considerati “contaminati”. Si dedica ai manga, lavora come assistente e poi pubblica le sue prime storie, lontane dai temi della guerra.

Tutto cambia nel 1966, alla morte della madre. Durante la cremazione, il corpo della donna si disintegra: le radiazioni l’avevano consumato fino all’osso, letteralmente. Nakazawa resta scioccato. Scopre anche che la Commissione americana per lo studio delle vittime dell’atomica (ABCC) aveva chiesto un’autopsia sul corpo. Da quel momento decide che il silenzio non è più possibile.

Dal dolore alla pagina: nasce Gen di Hiroshima

Nel 1968 pubblica Kuroi Ame ni Utarete (Colpiti dalla pioggia nera), un racconto crudo e coraggioso ambientato tra i sopravvissuti al bombardamento. Ma è nel 1972, con Ore wa Mita (Io l’ho visto), che racconta direttamente la sua esperienza. Il successo spinge l’editore a proporgli una serie più lunga.

Così nasce Hadashi no Gen, serializzato a partire dal 1973 su Weekly Shōnen Jump. Il protagonista, Gen Nakaoka, è l’alter ego dell’autore: un bambino di sei anni che sopravvive all’esplosione e affronta la fame, la perdita, la malattia e la violenza di una società distrutta. La narrazione è dura, viscerale, ma attraversata da un profondo senso di speranza.

Gen non è un supereroe. È un bambino testardo, ribelle, affamato di giustizia. Il suo gesto più simbolico è piantare semi di grano tra le macerie. Quel grano, che ricorre spesso nelle tavole del manga, diventa il simbolo della rinascita.

Un manga che rompe il silenzio

Hadashi no Gen rompe più di un tabù. Mostra con brutale realismo gli effetti dell’atomica: corpi ustionati, fame, violenze, bambini orfani. Ma attacca anche l’imperialismo giapponese, il militarismo, la propaganda. Eppure, lo fa parlando a tutti: giovani e adulti, lettori giapponesi e internazionali.

Lo stile grafico è volutamente semplice, quasi cartoonesco, ma proprio per questo ancora più efficace. Lo stridore tra forma e contenuto crea uno shock visivo che colpisce più di mille foto.

Gen di Hiroshima non è solo un manga, ma un documento umano. Tradotto in decine di lingue, ha venduto oltre 10 milioni di copie e ha avuto numerosi adattamenti: film d’animazione, film live-action, serie TV e anche spettacoli teatrali.

L’eredità di Keiji Nakazawa

Nakazawa si ritira nel 2009 per motivi di salute. Muore nel 2012, lasciando un vuoto e un’eredità immensa.

A distanza di decenni, Gen di Hiroshima continua a commuovere e a far discutere. Alcune scuole giapponesi hanno rimosso parti del manga giudicate troppo forti per gli studenti. Ma la voce di Gen, e quella di Keiji Nakazawa, continua a farsi sentire. Perché la memoria non è solo un dovere: è un atto di resistenza.

Un’opera da leggere, oggi più che mai

Nel contesto della settimana dedicata alla memoria dell’atomica, leggere o rileggere Gen di Hiroshima è un gesto importante. Non è solo un viaggio nella storia, ma anche un esercizio di empatia.

Nakazawa non ci chiede di compatirlo. Ci chiede di capire. E, soprattutto, di non dimenticare.

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