19 Luglio 2026

Tra cicale e crisantemi: la soglia tra estate e autunno

Vittoria Necci

Vittoria Necci

Laureata in Scienze della Comunicazione, ha conseguito un Executive Master in Digital Marketing ed E-Commerce Management, si è formata presso la Scuola Holden con il Corso di Giornalismo Narrativo e Inchieste Internazionali. Unisce competenze, esperienza e creatività in progetti che mettono al centro la comunicazione strategica e lo storytelling.

La fine di agosto in Giappone porta un cambio sottile: le cicale, protagoniste sonore per settimane, rallentano il loro canto. Al loro posto arrivano i grilli, e i silenzi si fanno più freschi. È una stagione sospesa, né estate piena né autunno deciso, che trova un’immagine raffinata in una festa poco conosciuta in Occidente: il Kiku no Sekku, la Festa dei Crisantemi, celebrata ogni anno il 9 settembre.

Questa ricorrenza fa parte dei Gosekku, le cinque feste stagionali giapponesi, ed è nota anche come Chōyō no Sekku. Ha origini cinesi (il Double Ninth Festival) e già nel X secolo era celebrata alla corte imperiale giapponese. Divenne una festività ufficiale nel XVII secolo. La data non è casuale: il numero nove era considerato propizio, legato all’energia yang. Il nono giorno del nono mese rappresenta così un culmine simbolico, il passaggio dall’espansione estiva al raccoglimento autunnale.

Il fiore protagonista è il crisantemo, che in Occidente richiama il lutto, ma in Giappone simboleggia luce, vitalità e longevità. È anche l’emblema della Casa Imperiale. I suoi petali, disposti a raggiera, ricordano il sole e trattengono l’eco dell’estate, mentre le giornate iniziano ad accorciarsi.

Per secoli, il Kiku no Sekku è stato celebrato con riti poetici: nei giardini di corte si esponevano crisantemi modellati in forme elaborate – ventagli, cascate, geometrie – e si praticava il rito della rugiada. Si lasciavano batuffoli di cotone sui fiori per raccoglierne l’umidità notturna, usata poi sul viso come gesto di bellezza e purificazione. A tavola si serviva il kiku-zake, sake con petali galleggianti, e il kurigohan, riso alle castagne che introduceva i sapori dell’autunno.

Oggi la festa ha perso parte della sua centralità, ma resiste in templi e parchi come lo Shinjuku Gyoen o il Meiji Shrine, dove a settembre si tengono esposizioni di crisantemi. Non è più un rito di corte, ma resta un momento culturale che unisce natura e contemplazione, invitando a cogliere la bellezza dei passaggi stagionali.

Rispetto al più noto Tsukimi, la contemplazione della luna, questa festa è meno malinconica: invece di celebrare ciò che si allontana, trattiene un po’ di luce estiva e la consegna con delicatezza all’autunno. Un congedo discreto, fatto di fiori, rugiada e piccoli gesti, che ricorda come ogni fine sia anche un inizio.

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