19 Luglio 2026

L’etichetta intelligente

Ferdinando Damiano

Ferdinando Damiano

Laureato in Lettere Moderne, con specializzazione in Filologia Moderna. È stato speaker Radiofonico presso UniSound, Radio Universitaria di Salerno. Giornalista Professionista dal 2022. Appassionato di Sport (calcio in particolare), Cronaca Nera, Geografia e Tecnologia. Ha collaborato con la Testata Web calcistica Salernitana Live e con la Fondazione religiosa Rachelina Ambrosini. Segue le vicende internazionali ed è sempre alla ricerca di notizie curiose dall' Italia e dal mondo.

L’innovazione giapponese che cambia colore e segnala la freschezza del cibo

Si tratta di una sperimentazione tecnologica che mira a prevenire i rischi di intossicazione alimentare.

Oggi il mondo è sempre più globalizzato e questa “contaminazione” si riflette ormai in ogni ambito.
Uno di quelli maggiormente esposti al fenomeno è senza dubbio il settore alimentare.

Lo si nota, ad esempio, dalla crescita esponenziale, nel nostro territorio, della coltivazione di frutta esotica.

Questo è di sicuro qualcosa di positivo, dato che ci permette di apprezzare nuovi sapori e può essere fonte d’ispirazione per creare ricette diverse dal solito.

Ci sono però anche rischi legati alla provenienza e all’affidabilità dei controlli.

I consumatori sono infatti molto attenti alla propria salute e si informano attraverso le etichette prima di acquistare un prodotto.

Accade, oltre che con frutta e verdura, anche con cibi d’origine animale (il pesce e la carne), più soggetti a una veloce deperibilità.

Ecco perché spesso i consumatori, nonostante la scadenza impressa sulla confezione, sono più restii all’acquisto. Il problema è soprattutto di natura visiva, poiché a volte i colori si presentano “sbiaditi”, indicando una freschezza minore di quella dichiarata.

Ecco allora che in Giappone è stata messa a punto un’etichetta dotata di un microchip, a forma di clessidra, che assume una graduale colorazione blu con il passare dei giorni. Accanto all’innovazione c’è una parte improntata sulla sostenibilità, con il pigmento ispirato al cavolo viola scuro.

L’idea è nata dallo studio giapponese Togenkio e si attiva grazie all’ammoniaca rilasciata naturalmente dal prodotto.

L’obiettivo finale è prevenire rischi importanti per la salute. Ecco perché le due parti, pur essendo complementari dentro l’etichetta, non entrano mai in contatto né tra loro né con l’alimento.

Altra caratteristica importante è rappresentata dal codice a barre a “sparizione”: esso infatti diventa illegibile quando si arriva alla scadenza e il cibo non è più sicuro da consumare.

Così si impedisce la vendita ai supermercati, tutelandone la reputazione, oltre a essere una garanzia per chi deve acquistare. Inoltre questa innovazione può portare con sé altri vantaggi, come la semplificazione del lavoro nei punti vendita e la drastica riduzione del rischio di intossicazioni alimentari.

Un ruolo importante nella sua possibile diffusione capillare può giocarlo il fattore economico, con i costi ridotti al minimo.

Questo renderà la tecnologia accessibile non solo alla grande distribuzione, ma anche alle catene alimentari piccole e medie. I benefici dunque potrebbero essere molteplici, non solo per la popolazione giapponese ma anche per quelle europee (Italia in primis).

Nel nostro Paese, infatti, potrebbe rappresentare un’ulteriore spinta verso un consumo di prodotti d’origine animale più attento e responsabile e togliere un po’ dell’ansia trasmessa ciclicamente dai media sulla correlazione tra possibili malattie e una dieta basata anche sul consumo di carne.

Da quanto detto finora potrebbe sembrare che non ci siano ostacoli perché ciò possa accadere in tempi brevissimi, eppure una “barriera invisibile” ne blocca la diffusione a livello mondiale.

Si tratta di qualcosa a livello antropologico, vista la presenza nel nostro Paese e in Giappone di molti cittadini anziani. Sappiamo che si tratta di nazioni dove c’è una grande longevità, unita però a un forte calo di nascite negli ultimi anni.

Questo comporta un atteggiamento più conservativo nei confronti delle novità, perché si tratta di generazioni legate al passato per abitudine o per nostalgia.

Ad oggi, dunque, la classica etichetta con informazioni e data di scadenza resta un punto di riferimento.

Non è da escludere però un cambiamento di rotta in un futuro prossimo, dato il bisogno crescente di protezione della salute e tracciabilità delle informazioni.

Il riferimento visivo può essere una garanzia sulla qualità del prodotto e aiutare nel consumo quando il cibo è più fresco e con un sapore più autentico.

D’altronde si dice spesso che siamo quello che mangiamo e dunque un’alimentazione varia e il più possibile trasparente sulla filiera del cibo può essere la chiave per coniugare, in Italia, in Giappone e nel mondo, salute e gusto.

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